lunedì 28 settembre 2015

SD Rotta

Oggi, vi racconto una storia.
Reduce da uno stage di Aikido, durante il quale mi sono impegnato a fare tantissime foto, immaginerete il mio sconforto nel momento in cui torno a casa e mi rendo conto che la SD non è leggibile, nessun dispositivo riesce ad accedere alla scheda di memoria, mi viene da piangere al solo pensiero di aver perso tutte le foto.

Dopo svariati tentativi, scopro che in Germania esiste una azienda Recoverfab (http://recoverfab.com/) che si occupa di recupero dati da dispositivi di memoria danneggiati, leggendo direttamente dal chip di memoria, si tratta di una azienda di massima serietà, non si fanno pagare prima, effettuano prima il lavoro, forniscono una preview di ciò che sono riusciti a recuperare e se il cliente è soddisfatto del risultato, dopo aver pagato, riceve i dati apparentemente persi, altrimenti il cliente non caccia un centesimo.

Il sito è il seguente http://recoverfab.com/ si tratta di una azienda eccezionale che in tempi recordo è riuscita a recuperare tutte le mie foto.

In sinstesi, per qualunque problema di accesso a dispositivo di memoria affidatevi a loro, RACCOMANDATISSIMI!!!

martedì 29 luglio 2014

Tesina Esame Secondo Dan

Questione di Punti di vista

Introduzione


Punto di vista, ovvero il punto dal quale gli occhi di chi osserva vede un soggetto.



Una volta chiarita la definizione oggettiva del concetto di punto di vista, possiamo passare a tutto ciò che concerne la sfera personale.
Posso affermare con estrema certezza di essere sempre stato affascinato dal concetto di punto di vista, ovvero da come il mondo intero possa cambiare in base alla persona che sta osservando.
Cambiando semplicemente il punto di osservazioni possiamo notare cose che prima erano celate.





Non si tratta semplicemente di stravolgere il punto di osservazione, a volte basta anche un minimo movimento, l’importante è essere sempre in grado di saper vedere le cose da più prospettive, solo così ci accorgiamo che ciò che è bello per noi, può essere brutto per un altro o ciò che noi riteniamo inutile può essere vitale per altri e così via; parafrasando un cantautore moderno "Dicono che gli arabi scrivono al contrario, Mohammed ha detto che io scrivo al contrario."[1]
Una volta appreso questo concetto, tutto l’universo assume una connotazione speciale, perché sappiamo che ogni cosa, anche la più insignificante per noi potrebbe essere fondamentale per altri, e per questo motivo ci rendiamo conto che in ogni istante ed in ogni luogo ci possono essere infinite opportunità per poter vedere questo mondo speciale e degno di rispetto.
In una sua fase iniziale questa tesina doveva nascere con l’obiettivo di illustrare come e perché cambia il modo di approcciarsi all’Aikido nel momento in cui si smette di essere allievi di qualcuno e si comincia ad essere insegnanti di qualcuno (anche se ritengo che un bravo insegnante non debba mai smettere di essere allievo, altrimenti la sua vita da insegnante sarà molto breve).
Mentre fantasticavo su questa idea, ho pensato che è tutta una questione di punti di vista.
Una determinata cosa non cambia il suo essere, rimarrà sempre quella determinata cosa, sono gli occhi di chi osserva che notano certe sfaccettature piuttosto che altre.



Pertanto una determinata tecnica di aikido, non cambia il suo essere, ma gli occhi di un allievo la vedranno in un certo modo e gli occhi di un insegnante in un altro modo, come verrà dettagliato nel paragrafo 1.
Nel paragrafo 2 invece verrà spiegato come cambiando continuamente il rapporto tra uke e tori cambi il punto di vista di vista di tori, e di conseguenza la possibilità che ha quest’ultimo di poter effettuare o meno determinate tecniche..
Infine nel paragrafo 3 verrà analizzato il fatto che un punto di vista è strettamente personale e pertanto la soluzione di una persona ad un problema non necessariamente è la soluzione di un'altra persona, pertanto i maestri dovrebbero insegnare agli allievi come diventare liberi di esprimere se stessi.


Paragrafo 1


A tutti i lettori di questa tesina (spero ce ne sarà almeno qualcuno), propongo un gioco.
Immaginiamo di stare con gli occhi chiusi, e immaginiamo che una persona si trovi davanti a noi dopo che abbiamo chiuso gli occhi, a questo punto ci viene chiesto, una volta aperti di gli occhi, di dire il colore degli occhi di questa persona.
Nel momento in cui apriamo gli occhi però ci accorgiamo che questa persona è girata di spalle e di conseguenza non potremmo mai saperne con certezza matematica il colore degli occhi, possiamo solo tirare ad indovinare.
Perché?
Ovvio perché stiamo guardando dal punto di vista sbagliato.
Per anni sono stato agevolato nella pratica delle arti marziali, poiché ho avuto la fortuna di avere degli insegnanti che mi dicessero cosa fare e cosa non fare.


Tuttavia un bel giorno mi sono trovato dall’altro lato della barricata ed ho cominciato a dover insegnare.
inizialmente mi sono sentito sconfortato, ho pensato “E adesso cosa devo dire, cosa devo correggere, cosa devo spiegare?”.
Ho avvertito insomma la necessità di rivedere tutta la mia pratica da un punto di vista differente.
Ho dovuto cercare di capire cosa fosse realmente importante, ho dovuto scavare a fondo, arrivare al cuore del principio, estirpare la radice di ciò di cui finora avevo solo visto le foglie e mostrarla ai miei allievi.


Quindi ho dovuto rianalizzare tutto ciò che conoscevo dell’aikido, ho dovuto riesaminare tutto da capo, ho scoperto che molte cose le davo per scontato, ho dovuto in sintesi fare un vero e proprio processo di analisi a ritroso per capire l’essenziale.
In pratica questo cambio di prospettiva da allievo a insegnante, per il quale sono stato costretto a rianalizzare tutto da un nuovo punto di vista, ha fatto in modo che io fossi il primo allievo di me stesso.

E’ partito un vero e proprio processo di decodifica, in quanto da insegnante non è più tanto importante ad esempio che una gamba debba spostarsi in avanti di 3 centimetri, ma diventa importante “perché” si debba spostare.
Questo lavoro a ritroso, mi ha portato a gestire le lezioni di aikido nel seguente modo.
Una volta scelta una tecnica qualunque, è partito un processo di scomposizione, attraverso il quale cercavo di eliminare tutta la parte esterna e visibile di una tecnica, cercando di andare alla radice vera e propria della tecnica, al vero principio, all’essenziale che, come ha correttamente scritto qualcuno “è invisibile agli occhi”.[2]
Michelangelo Buonarroti quando aveva un blocco di marmo davanti, sosteneva che non vedeva il blocco di marmo, vedeva già la statua, pertanto lo scultore non crea la statua, elimina dal blocco di marmo tutti i pezzi superflui, facendo in modo che la statua riveli da sola il suo vero essere, la sua vera natura.



L’idea era la stessa, eliminavo dal lavoro della tecnica tutto ciò che ritenevo non far parte del principio, ovvero tutto ciò che è riconducibile alla sfera personale che ogni persona può mettere all’interno di una tecnica.
Il mio obiettivo, in quanto insegnante era cambiato, non dovevo più ripetere dei movimenti che mi venivano mostrati, dovevo capire perché certi movimenti dovevano essere fatti, e quale era il principio dietro a questi movimenti, capire la radice del movimento.
Una volta carpita questa radice, l’ho mostrata ai miei allievi, tramite dei movimenti di base molto semplici, ai quali di volta in volta aggiungevo altro per arrivare alla costruzione completa di una tecnica, in sintesi mostravo ai miei allievi come da quella radice loro potessero sviluppare dei rami, delle foglie o dei fiori.


Per fare tutto questo ho dovuto cambiare il mio modo di approccio all’aikido, quindi ho dovuto cambiare il mio punto di vista.

Paragrafo 2


Ci sono cose che si possono fare e cose che non si possono fare, su questo non credo ci siano dubbi.
La faccenda si complica quando cominciamo a chiederci “Quali sono le cose che posso o non posso fare?”
Uno degli errore principali in Aikido è quello di decidere come reagire ad un attacco prima ancora che questo attacco venga sferrato.
Niente di più sbagliato!
Credo che un lavoro corretto sia il seguente, dopo un attacco, innanzitutto mi muovo per uscire dall’attacco, al fine di evitare di essere colpito, dopodiché prendo un punto di contatto con uke attraverso il quale posso “sentire” le sue intenzioni.
Una volta innescato questo punto di contatto, fintanto che si manterrà questo contatto, si viene a creare un sistema unico tra uke e tori ed a tal punto possono accadere due cose:

            1)Il sistema si mantiene fermo
            2)Il sistema si muove

Se ci troviamo nel primo scenario, sarebbe opportuno cominciare a destrutturare uke, a fare un lavoro di pressione, un lavoro che riempie gli spazi vuoti e svuoti gli spazi pieni. A tal punto uke comincia a muovere il suo corpo in risposta allo stimolo di Tori, e se si muove uke si muove anche tori, di conseguenza, il sistema si muove.
A tal punto il primo scenario rientra nel secondo, quindi possiamo considerare direttamente il secondo scenario.
 Da notare come fino ad ora non si è parlato di nessuna tecnica di risposta di Tori, rispetto ad un qualunque attacco di Uke.
Una volta che il sistema si muove e tori resta all’interno di questo sistema, accade che tori, tramite il punto di contatto, può “sentire” in ogni dato istante le intenzioni di uke, e quindi sa rendersi conto di quali tecniche possa o non possa fare (rispondendo così all’angosciosa domanda iniziale).
In tal caso sarà la tecnica che si mostrerà a noi, e verrà effettuata in maniera totalmente libera e fluida, e non saremo noi che, per gonfiare il nostro ego, scegliamo una tecnica a caso e ci sforziamo di farla funzionare.
Tutto questo però funziona solo se siamo in grado di ascoltare attraverso quel famoso punto di contatto, se non ascoltiamo la domanda, non sapremo mai qual è la risposta.



Ogni volta che il sistema cambia, se ne facciamo parte, possiamo “ascoltare” il cambiamento ed adattarci ad esso, di conseguenza ci troveremo a guardare il sistema sempre da punti di vista differenti.
Non dovremmo essere la variabile che forza il cambiamento del sistema, bensì dovremmo fare parte del sistema ed essere in gradi di adattarci ad esso ogni volta che della variabili ne cambiano la struttura.

Paragrafo 3


Abbiamo parlato in precedenza di scultura, se provassimo ora a fare un discorso più generale, che ad esempio possa includere musica, pittura, e via discorrendo, possiamo parlare di arte.
Un vero maestro di una qualunque forma d’arte, insegna ai proprio allievi i principi, i fondamentali di un arte, dopodiché l’allievo attraverso questi principi esprime la sua personalità.
L’Aikido è un arte marziale ed in quanto arte dovrebbe perseguire lo stesso obiettivo, tuttavia molti allievi hanno l’abitudine di fare una pratica da “fotocopia”, ripetendo esattamente, ed a volte purtroppo anche ciecamente, gli stessi movimenti dei proprio insegnanti.



A cosa serve tutto ciò?
Sarebbe come se Chopin avesse insegnato ad un suo allievo a ripetere esattamente alla maniera di Chopin tutte le composizioni di Chopin stesso.
Non serve.
Uno Chopin già lo avevamo, perché averne due uguali?
Oltretutto se vogliamo restringere stavolta il campo, facendo quindi un discorso esclusivamente marziale, potremmo trovarci nella seguente situazione.
Mi trovo all’interno di un conflitto , sono in grado di risolverlo?
Forse sì, ma non è detto che se riuscissi a risolverlo, la mia soluzione debba essere uguale per tutti quanti.
Per esempio possono esserci dei vincoli fisici che a me non permettono certi movimenti perché sono alto 1,80m e magari un'altra persona alta 1,60m può farli.
E’ il principio che sta alla base che è importante, la forma di applicazione è personale.
Quindi in sintesi un insegnante dovrebbe fare in modo che i propri allievi, una volta appresi i principi, siano in grado di esprimere se stessi, attraverso il proprio punto di vista.


Conclusioni


L’obiettivo di questo lavoro non è quello di aver scritto in maniera esaustiva come si prepara una lezione di Aikido, bensì quanto attraverso l’Aikido io abbia imparato ancora di più ad apprezzare il fatto che guardando il mondo da punti di vista differenti si riesca ad essere più in armonia con il mondo stesso.
"Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse. E il mondo appare diverso da quassù. Non vi ho convinti? Venite a vedere voi stessi. Coraggio! E' proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un'altra prospettiva. Anche se può sembrarvi sciocco o assurdo, ci dovete provare. Ecco, quando leggete, non considerate soltanto l'autore. Considerate quello che voi pensate. Figlioli, dovete combattere per trovare la vostra voce. Più tardi cominciate a farlo, più grosso è il rischio di non trovarla affatto. Thoreau dice 'molti uomini hanno vita di quieta disperazione', non vi rassegnate a questo. Ribellatevi! Non affogatevi nella pigrizia mentale, guardatevi intorno![suona la campanella, gli studenti continuano a salire a turno sulla cattedra] Ecco, così! Bravo Priske! Grazie! Sì! Osate cambiare, cercate nuove strade. Allora, in aggiunta agli esercizi, vorrei che componeste una poesia. Tutta vostra, un lavoro originale. [canticchia accendendo e spegnendo la luce a grande velocità] Si, una poesia. E dovrete leggerla ad alta voce di fronte alla classe. Martedì. Bonne chance, giovanotti."[3]


Credo che sia difficile mettere la parola fine ad una tesi, non penso si riescano a coprire in maniera esaustiva tutti gli argomenti, ed inoltre ci saranno sempre degli spunti di pensiero per chi legge.
Per quanto mi sforzi, credo di non riuscire ma a chiudere una tesi con la parola fine.



[1] Caparezza, dal brano “Il secondo secondo me” dall’album “Verità supposte”, 2003
[2] “Antoine de Saint-Exupéry” da “Il piccolo principe”.
[3] da “L’attimo Fuggente” 1989, regia di 'Peteir Weir'

giovedì 8 maggio 2014

Gestire il caos

Chiudete gli occhi.
Immaginate una linea curva chiusa, con un ipotetico punto di partenza che coinciderà ovviamente con il punto di arrivo.

  


Adesso immaginate di percorrere quella linea, ed una volta arrivati al traguardo, la percorrete di nuovo, e di nuovo, e di nuovo...
Che noia!!!

Magari dopo tante volte saremo diventati dei campioni, sapremo tutto nei minimi dettagli di come si compone quella linea, ma attenzione, conosceremo solo quella linea e nient'altro.

Un po' come quando da bambini alcuni di noi giocavano con le piste automobilistiche elettriche.



Io andavo matto per quel gioco, ma diciamocela tutta, alla fine si trattava solo di gestire la velocità corretta per evitare di uscire fuori pista nelle curve, il percorso, per dirla in termini biblici, faceva già parte di un disegno ben definito.

Adesso invece provate ad immaginare un contenitore abbastanza grande da contenere un numero notevole di biglie ferme in perfetto equilibrio tra loro e voi siete una di queste biglie ferme.




Ad un certo punto nel contenitore viene inserita una biglia con una certa velocità che urterà un altra biglia all'interno del contenitore, che ne urteranno altre, le quali si andranno a scontrare contro altre ancora e così via.




Quello che accade è che voi non saprete mai chi, come e da dove vi si scaglierà contro, quello che conta è soltanto la vostra capacità di adattarsi all'interno di un sistema in continuo cambiamento.


Questa è la sostanziale differenza tra allenamento e pratica.

Ma non solo!!!

In ogni momento  della nostra vita noi abbiamo una scelta.
Vogliamo essere preda degli eventi e viverli in maniera passiva come all'interno di un percorso definito da altri oppure vogliamo essere consapevoli di ciò che accade e diventare padroni di noi stessi?

Abbiamo infinite opportunità per rendere la nostra vita speciale.

martedì 22 aprile 2014

Armonia

Quando si gioca una partita di calcio l'obiettivo è vincere e per vincere ciascuna squadra deve cercare di fare più goal dell'altra.
Sfido però chiunque di voi ad aver assistito ad una partita di calcio in cui ogni giocatore nell'esatto momento in cui prende possesso della palla, tiri a porta a prescindere da dove si trova, quanti avversari ha davanti e tanti altri parametri.



Nonostante lo scopo sia quello di fare goal, ci sono dei momenti in cui si costruisce, si crea una azione favorevole, si cerca di portare nell'area di attacco molti compagni di gioco.

Quindi si può affermare che c'è un tempo dedicato allo scopo finale e c'è un tempo dedicato alla costruzione di uno scenario che renda favorevole raggiungere lo scopo finale.

Nell'aikido non sempre questo sembra essere chiaro, si assiste spesso a pratiche in cui appena i due partner vengono in contatto tra loro, uno dei due abbia già deciso quale tecnica fare, anche se è  assolutamente impraticabile in quel determinato scenario, ma la deve fare perché così ha deciso, a prescindere da tutto.



La tecnica si mostra da sé; non siamo noi a decidere, magari cinque minuti prima che l'altro ci attacchi, quale tecnica fare.

Bisognerebbe lavorare in modo tale che l'avversario attacchi nel modo che preferisce, poi provare ad evitare il suo attacco, dopodiché ingaggiare un contatto con lui, e poi destrutturarlo ed infine eventualmente portare a termine una tecnica, oppure se non c'è bisogno più di andare avanti, si può anche evitare di fare la tecnica.

Si dice che nella musica l'armonia sia data dalle pause, a me piace pensare che sia così anche nell'aikido.



mercoledì 5 febbraio 2014

Carte da regalo

Ogni volta che assisto ad uno scambio di regali, vedo in linea di massima sempre la stessa scena.

 



La persona che riceve il dono ammira prima la confezione e poi scarta il regalo, a questo punto il mondo si divide in due categorie, i distruttori di carte da regalo e i preservatori delle carte da regalo.

 



Il ricevente dopo aver scartato in base al proprio stile il suo dono, contemplandone il contenuto rimane "tendenzialmente" stupito del regalo, in senso positivo o in senso negativo.

 



Dopodiché la carta ed i vari imballaggi vengono gettati nella spazzatura ed il regalo, se è stato apprezzato troverà la sua giusta collocazione nella sfera personale della persona che lo ha ricevuto, altrimenti potrebbe fare la stessa fine della carta che lo conteneva.

 



Ora c'è da dire che l'essere umano è straordinario, perché è in grado di fare sia una cosa, sia il suo esatto contrario.

Un insegnante di aikido è solo un uomo con un hakama, pertanto non mi lascio stupire dall'hakama che indossa, scarto via l'hakama e valuto l'uomo.
Dovremmo imparare a non mitizzare certe figure, valutare le persone per quello che ci trasmettono, non per quello che provano a vendere.

 



Non  valutate le persone dai paramenti che indossano ma dal cuore che c'è sotto.

Con l'argilla costruiamo un vaso, ma è il vuoto al suo interno quello che veramente ci serve.

lunedì 27 gennaio 2014

Il bonsai e il punto di contatto

“Bonsai è l'arte di creare miniature di alberi, coltivandoli per anni in un piccolo vaso. Con questa particolare tecnica si indirizza la pianta, durante il processo di crescita, ad assumere le forme e dimensioni volute, pur rispettandone completamente l'equilibrio vegetativo e funzionale.”
(da Wikipedia)



Domenica mattina sono stato da un amico nonché allievo di Aikido, il quale coltiva bonsai, tra una chiacchera e l'altra ad un certo punto lui mi fa "vieni dai ti faccio vedere i miei bonsai".

Non potete immaginare lo stupore e la gioia quando mi sono trovato davanti circa 15 bonsai, uno più bello dell'altro, i miei occhi non sapevano su quale soffermarsi di più per poterne ammirare la bellezza.



In quella dimensione estatica lui ha cominciato a spiegare in che modo cura queste piante, e mi spiegava che se vuoi che alcuni rami prendano una determinata strada ed una forma specifica, bisogna "condizionare" il loro percorso, attraverso del filo di metallo, ma bisogna farlo in maniera opportuna, perché se è tutto troppo "morbido" la pianta non ti segue, se è troppo rigido la pianta rischia di spezzarsi.

A tal punto io gli ho detto che noi aikidoka facciamo esattamente la stessa cosa, una volta stabilito un punto di contatto con il nostro avversario, se vogliamo lavorare su quel punto di contatto dobbiamo usare lo stesso criterio, se siamo troppo rigidi, o "spingiamo" troppo verso quel punto di contatto, rischiamo che il nostro avversario non potendo resistere a quella forza vada via, si allontani da noi, spezzando appunto quel legame, mentre se siamo troppo morbidi, il nostro avversario non ci seguirà mai perché non siamo presenti.



Se sappiamo applicare questo principio all'arte dei bonsai, saremo maestro di bonsai, se sappiamo applicare questo principio all’aikido, saremo maestri di aikido, se sappiamo applicare questo principio alla vita di tutti i giorni saremo maestri di vita.

venerdì 24 gennaio 2014

Questione di ingredienti

"Questa settimana impareremo a preparare una crostata alla frutta, di fronte a voi troverete tutti gli ingredienti.  Mettetevi all'opera" disse lo chef alla classe di apprendisti cuochi.
I ragazzi si misero subito all'opera.



Dopo una settimana di crostate alla frutta, lo chef disse "Mi raccomando questa è l'ultima lezione di crostate poi il corso è finito, non deludetemi proprio ora, cominciate subito a cucinare".

Quando il primo ragazzo scoprì il panno che copriva gli ingredienti pensò si trattasse di uno scherzo, ma subito un lieve brusio si alzò nella sala, tutti i ragazzi si guardarono e capirono che a tutti era toccata la stessa sorte, al posto della frutta c'erano peperoni, zucchine e melanzane.




Lo sgomento dei ragazzi si fece sempre più forte attraverso le loro voci e lo chef li zittì intimando "Muovetevi avete poco tempo!!!".

Trascorso il tempo necessario tutti consegnarono la crostata con le verdure, una vera porcheria ed ogni volta che un ragazzo mostrava la sua crostata di verdure lo chef muoveva rassegnato la testa a destra e sinistra.

L'ultimo ragazzo gli presentò delle verdure grigliate dicendo "l'accoppiamento crostata/verdura non credo sia giusto, una crostata senza niente non credo sia proponibile, l'unica cosa che mi sentivo di fare con gli ingredienti che avevo erano delle verdure grigliate" e fu in quel momento che un sorriso si fece strada sul viso dello chef il quale pensò soddisfatto "ben fatto".


La tecnica durante l'allenamento è un strumento non il fine ultimo, non l'obiettivo, attraverso la tecnica e l'allenamento riusciamo ad acquisire tutta una serie di strumenti che ci permettono di poterci esprimere liberamente, non siamo schiavi della tecnica ma padroni delle nostre potenzialità attraverso gli strumenti acquisiti dalla tecnica.

Se il nostro partner si sta allenando con noi sapendo già quello che io sto per fare e proprio per questo si sforza di non farmelo fare, non bisogna insistere, se lui cambia qualcosa la cambio anche io.



"Chi è più pazzo, il pazzo o il pazzo che lo segue?"

venerdì 8 novembre 2013

Questione di consapevolezza

Oggi vi racconterò come si svolge la mia giornata media (e voi direte …ecchissenefrega!!!)

Al mattino mi alzo verso le sette, mi lavo, faccio una veloce colazione, mi vesto e scendo a prendere l’autobus, arrivo in ufficio, prendo un caffè, mi dedico al lavoro, terminata la giornata di lavoro, ritorno a casa, mangio , pratico aikido e vado a dormire.




Ora molti di voi staranno pensando “che tristezza, tutti i giorni le stesse cose, ogni giorno uguale all’altro”.



Bene, proprio lì volevo arrivare.

Non metto in dubbio il fatto che ci sia una certa routine, ma cosa fa diventare veramente un giorno diverso da un altro?
Il fatto che accada qualcosa di nuovo ci fa rendere una giornata diversa da un'altra.

Ma possiamo mai passare la vita in maniera passiva, aspettando che ci capiti davvero qualche evento che ci dia una botta di vita e ci renda una giornata diversa dalle altre? Sarebbe molto triste vivere così, significherebbe non essere padroni della propria vita ed aspettare che capiti qualcosa di insolito.



Io credo che il vero segreto sia la consapevolezza.
Ogni momento della nostra vita, accadono infinite cose, che non sappiamo cogliere perché viviamo in maniera automatica e passiva, come quando al mattino ci laviamo il viso, ci stiamo rendendo veramente conto che ci stiamo lavando il viso o ci buttiamo semplicemente acqua in faccia?


Il segreto è vivere nella piena consapevolezza di sé, essere più presenti in ogni gesto che facciamo, renderci conto che c’è sempre un mondo intorno a noi, solo così ogni gesto sarà unico, perché ogni attimo sarà diverso da un altro.

"Un colpo, una vita".


lunedì 28 ottobre 2013

Piacevole storiella

Sono stato contattato da un amico/allievo il quale mi ha girato la storiella che porto di seguito, consapevole del fatto che io l'avrei apprezzata.

Tutto ciò mi ha dato da pensare, significa che quello che stiamo facendo a lezione funziona, i ragazzi stanno lavorando molto sull'approccio mentale ai problemi, sulla capacità di saper guardare il mondo da prospettive diverse e che forse anche in situazioni apparentemente impossibili, una via d'uscita si può sempre trovare.


E’ una giornata uggiosa in una piccola cittadina, piove e le strade sono deserte.
I tempi sono grami, tutti hanno debiti e vivono spartanamente.
Un giorno arriva un turista tedesco e si ferma in un piccolo alberghetto.
Dice al proprietario che vorrebbe vedere le camere e che forse si ferma per il pernottamento e mette sul bancone della ricezione una banconota da 100 euro come cauzione.
Il proprietario gli consegna alcune chiavi per la visione delle camere.
1. Quando il turista sale le scale, l’albergatore prende la banconota, corre dal suo vicino, il macellaio, e salda i suoi debiti.
2. Il macellaio prende i 100 euro e corre dal contadino per pagare il suo debito.
3. Il contadino prende i 100 euro e corre a pagare la fattura presso la Cooperativa agricola.
4. Qui il responsabile prende i 100 euro e corre alla bettola e paga la fattura delle sue consumazioni.
5. L’oste consegna la banconota ad una prostituta seduta al bancone del bar e salda così il suo debito per le prestazioni ricevute a credito.
6. La prostituta corre con i 100 euro in albergo e salda il conto per l’affitto della camera per lavorare.
7. L’albergatore rimette i 100 euro sul bancone della ricezione.
8. In quel momento il turista scende le scale, riprende i soldi e se ne va dicendo che le camere non gli piacciono e lascia dalla città.
- Nessuno ha prodotto qualcosa
- Nessuno ha guadagnato qualcosa
- Tutti hanno liquidato i propri debiti e guardano al futuro con maggiore ottimismo



mercoledì 23 ottobre 2013

Io faccio Aikido


E’ strano il mondo, figuriamoci poi il mondo virtuale…


E’ sempre altissimo il numero di pseudo-litigi che si vedono in rete, capita sovente che qualcuno un giorno si sveglia con una bandiera in mano e sostiene che c’è gente che sbaglia e gente che fa bene, e gli altri che stanno lì a guardare decidono con che bandiera stare, e si creano mini-fazioni, gente che da un semplice o complicato commento cominciano a sollevare questioni assurde e litigare tra loro.


Beh sapete che vi dico?
Io faccio Aikido.


Non mi interessa chi fa parte di una federazione, chi è dan X e chi è cintura Y, non mi interessa sapere che c’è gente che gira il mondo per cercare di fare stage, non mi interessa sapere da quanti anni la gente si allena.
Decido chi seguire come insegnante, mi alleno e spero che qualcuno decida che un giorno possa essere io ad insegnare qualcosa.


Tutto qui; sarebbe molto più semplice se si scegliesse di praticare con questo spirito. E non parlo solo di pratica di arti marziali, parlo proprio di approccio al mondo.


Non posso pretendere che il mondo abbia il mio stesso punto di vista, anche perché sarebbe un mondo tristissimo se tutti guardassimo le cose dalla stessa prospettiva.



Non vi sto parlando qui di chiusura mentale del tipo “Non mi importa di quello che accade, io faccio questo e non voglio sapere niente!!!” sto parlando di qualcosa del tipo “Se tu hai scelto questa strada, per me va bene, ma io ho scelto qualcosa di diverso e se vuoi ti spiego perché”.

giovedì 3 ottobre 2013

Possibilità


Impegnarsi in qualcosa è lodevole ed è molto interessante scoprire quanto si possa essere più o meno bravi nel farlo.
Ora assodato che la bravura è un pregio, proviamo ad andare oltre.
Non voglio fare un discorso sulla qualità, voglio parlare delle possibilità.



Ho partecipato poco fa ad un interessantissimo stage di aikido, che mi ha insegnato a vedere le cose da una prospettiva diversa.

Possibilità significa avere la facoltà di poter cambiare, avere la facoltà di scegliere, sentire ciò che ci accade intorno ed adattarci continuamente, essere sempre liberi di poter fare qualcosa, non si tratta di fare bene qualcosa, ma si tratta di poter fare qualcosa.

Non nego che fare bene qualcosa sia importante, ma quando riusciremo a poter fare qualcosa che è in armonia con ciò che ci circonda allora saremo veramente liberi.



Si tratta di rompere gli schemi, di sentirsi sempre liberi, ma non è una libertà del tipo "Ma che me ne frega, io lo faccio lo stesso", piuttosto è una libertà che ci offre la possibilità di adattarci continuamente al mondo che cambia, così come il fiume non si ferma mai e si adatta a tutto ciò che incontra nel suo cammino.





martedì 17 settembre 2013

Proposta di lettura

Salve a tutti,
oggi diamo un po' di "consigli per gli acquisti" come diceva qualcuno.
Tempo fa passeggiavo in libreria alla ricerca di qualcosa di nuovo da leggere, all'improvviso mi è capitato tra le mani un libro, comincio a vedere la copertina, leggere il titolo, sfogliare qualche pagina e nonostante una leggera vena di scetticismo, decido tuttavia di comprarlo e tuttora non ne sono pentito.
Quindi per tutti gli appassionati, per coloro che hanno voglia di conoscere qualche aspetto storico in più sui samurai, per gli addetti ai lavori o per i semplici curiosi, se vi interessa un po' di storia del Giappone e dei samurai, vi consiglio di leggere il seguente libro.



giovedì 4 luglio 2013

Matera, le chiese rupestri e l'equilibrio.

Pochi giorni fa sono stato a Matera, una città incantata, favolosa, piena di magia e cultura.


Mentre percorrevo le stradine di questa città, mi sono imbattuto in alcune chiese dalla architettura rarissima, le cosiddette chiese rupestri.
Ho scoperte che queste chiese sono sviluppate in negativo, nel senso che piuttosto che aggiungere elementi architettonici come la colonna, l’arco, la trave e così via, come siamo abituati a vedere nella maggior parte delle chiese, per le chiese rupestri invece viene tolto tutto ciò  che non serve fino a dare vita e forma alla colonna, all'arco ed alla trave.



In pratica si tratta di chiese scavate nelle grotte, dove lo scavo partiva dall'alto verso il basso e si eliminava dalla grotta tutto ciò che non serviva, lasciando solo gli elementi architettonici che servivano alla chiesa.
In pratica la chiesa già esisteva e si trovava già nel luogo esatto in cui doveva essere, bisognava solo togliere tutto quello che non serviva.


La scoperta di tale scelta architettonica mi ha stupito tantissimo, ma c’era allo stesso tempo qualcosa che mi lasciava perplesso, mi rendevo conto che questo principio non mi era nuovo, ero certo che quest’idea l’avevo adottata e usata più volte ma non ne ricordavo il contesto.

Alla fine capii che erano addirittura due i contesti in cui io usavo lo stesso principio.

Partiamo dal più semplice, l’associazione con il principio zen di liberare la mente è abbastanza ovvio, si tratta di togliere dalla nostra mente tutte le idee superflue, i concetti trappola, i pensieri inutili, che creano una rete nella nostra mente e non permettono pertanto ai pensieri “puri” di fluire liberamente, non permettono di avere una apertura ed una predisposizione mentale.
In pratica la capacità di sapere accettare gli eventi della nostra vita, qualsiasi essi siano, è già dentro di noi, si tratta solo di togliere tutte quelle idee che non ci permettono di viviere serenamente, si tratta di aprire la nostra mente, lasciando correre i nostri pensieri.



Seconda analogia.
Siamo abituati a pensare che, durante un combattimento qualunque o durante la pratica di un arte marziale, l’attacco o meglio ancora il contrattacco, debba essere necessiariamente un “colpo” da sferrare all’altra persona.
Ad onor del vero, spesso è così, ma non sempre, almeno per me.
Sto studiano ultimamente una tipologia di allenamento, molto orientata alle sensazioni, cerco, attraverso un contatto con il partner, di capire dove si concentra la sua forza, e di conseguenza cerco di sfruttare questa sensazione per portarlo in una situazione di squilibrio, senza mai perdere il contatto.
Si arriva così a creare una situazione di stallo, una situazione di equilibrio in cui Uke e Tori formano una struttura unica, ma mentre Tori sarebbe in equilibrio anche da solo, Uke non ha un suo equlibrio, e lo trova poggiandosi sul punto di contatto che c’è tra i due, caricando tutto il suo peso su questo punto di contatto, ma per lui tale contatto è passivo, non ne è padrone, ma schiavo, in quanto è l’unica cosa che lo separa dalla perdita totale dell’equilibrio.

Per Tori invece, che è in perfetto equilibrio, tale punto di contatto è attivo, ne è padrone, perchè sarebbe in equilibrio con o senza quel contatto, ed ecco che gli basta “togliere” qualcosa per finire il suo contrattacco, la sua tecnica.



"Non è tanto importante cosa mettiamo o cosa togliamo, quello che conta di più è ciò che lasciamo..."

martedì 4 giugno 2013

Perché l'Aikido?

Tra le tante attività che si possono praticare, perché ho scelto proprio l’Aikido?
Potevo decidere di fare un corso di taglio e cucito, il giocatore di bocce, il lanciatore di coriandoli alle sagre paesane…



Credo che uno dei motivi principali che ci spinge a scegliere l’Aikido sia da ricercare nella sua peculiarità di non avere competizioni e gare, quindi mi sentirei di escludere l’aspetto prettamente sportivo- agonistico e quindi la voglia di primeggiare sugli altri.



Un altro motivo che escluderei è l’aspetto della difesa personale, per quanto si possa essere bravi nella pratica, credo che buona parte dei praticanti di Aikido non passi la propria vita aspettando la tanta attesa aggressione da strada che gli permetta di fare vedere quanto è bello un ikkyo sull’asfalto.




A questo punto dopo aver capito alcuni motivi che possano spingere a scartare l’aikido, mi viene da chiedermi cosa invece potrebbe farlo scegliere?
Torniamo così alla domanda iniziale.

Perché l’aikido?

Ritengo che l’aikido sia uno strumento, un mezzo che ci aiuti a lavorare su noi stessi.
L’assenza di competizione con gli altri, di cui parlavo prima, credo che vada rivalutata, in quanto la competizione esiste, ma non verso gli alti, bensì verso se stessi.
Tale competizione non cerca di prevalere sull’altro ma nasce con l’obiettivo di aiutarci a capire come possiamo affrontare le nostre paure, come essere padroni di noi in situazioni di difficoltà, come essere migliori di ciò che siamo.




In sintesi posso affermare di aver scelto l’aikido in quando eterna ricerca di miglioramento della mia persona.