giovedì 8 maggio 2014

Gestire il caos

Chiudete gli occhi.
Immaginate una linea curva chiusa, con un ipotetico punto di partenza che coinciderà ovviamente con il punto di arrivo.

  


Adesso immaginate di percorrere quella linea, ed una volta arrivati al traguardo, la percorrete di nuovo, e di nuovo, e di nuovo...
Che noia!!!

Magari dopo tante volte saremo diventati dei campioni, sapremo tutto nei minimi dettagli di come si compone quella linea, ma attenzione, conosceremo solo quella linea e nient'altro.

Un po' come quando da bambini alcuni di noi giocavano con le piste automobilistiche elettriche.



Io andavo matto per quel gioco, ma diciamocela tutta, alla fine si trattava solo di gestire la velocità corretta per evitare di uscire fuori pista nelle curve, il percorso, per dirla in termini biblici, faceva già parte di un disegno ben definito.

Adesso invece provate ad immaginare un contenitore abbastanza grande da contenere un numero notevole di biglie ferme in perfetto equilibrio tra loro e voi siete una di queste biglie ferme.




Ad un certo punto nel contenitore viene inserita una biglia con una certa velocità che urterà un altra biglia all'interno del contenitore, che ne urteranno altre, le quali si andranno a scontrare contro altre ancora e così via.




Quello che accade è che voi non saprete mai chi, come e da dove vi si scaglierà contro, quello che conta è soltanto la vostra capacità di adattarsi all'interno di un sistema in continuo cambiamento.


Questa è la sostanziale differenza tra allenamento e pratica.

Ma non solo!!!

In ogni momento  della nostra vita noi abbiamo una scelta.
Vogliamo essere preda degli eventi e viverli in maniera passiva come all'interno di un percorso definito da altri oppure vogliamo essere consapevoli di ciò che accade e diventare padroni di noi stessi?

Abbiamo infinite opportunità per rendere la nostra vita speciale.

martedì 22 aprile 2014

Armonia

Quando si gioca una partita di calcio l'obiettivo è vincere e per vincere ciascuna squadra deve cercare di fare più goal dell'altra.
Sfido però chiunque di voi ad aver assistito ad una partita di calcio in cui ogni giocatore nell'esatto momento in cui prende possesso della palla, tiri a porta a prescindere da dove si trova, quanti avversari ha davanti e tanti altri parametri.



Nonostante lo scopo sia quello di fare goal, ci sono dei momenti in cui si costruisce, si crea una azione favorevole, si cerca di portare nell'area di attacco molti compagni di gioco.

Quindi si può affermare che c'è un tempo dedicato allo scopo finale e c'è un tempo dedicato alla costruzione di uno scenario che renda favorevole raggiungere lo scopo finale.

Nell'aikido non sempre questo sembra essere chiaro, si assiste spesso a pratiche in cui appena i due partner vengono in contatto tra loro, uno dei due abbia già deciso quale tecnica fare, anche se è  assolutamente impraticabile in quel determinato scenario, ma la deve fare perché così ha deciso, a prescindere da tutto.



La tecnica si mostra da sé; non siamo noi a decidere, magari cinque minuti prima che l'altro ci attacchi, quale tecnica fare.

Bisognerebbe lavorare in modo tale che l'avversario attacchi nel modo che preferisce, poi provare ad evitare il suo attacco, dopodiché ingaggiare un contatto con lui, e poi destrutturarlo ed infine eventualmente portare a termine una tecnica, oppure se non c'è bisogno più di andare avanti, si può anche evitare di fare la tecnica.

Si dice che nella musica l'armonia sia data dalle pause, a me piace pensare che sia così anche nell'aikido.



mercoledì 5 febbraio 2014

Carte da regalo

Ogni volta che assisto ad uno scambio di regali, vedo in linea di massima sempre la stessa scena.

 



La persona che riceve il dono ammira prima la confezione e poi scarta il regalo, a questo punto il mondo si divide in due categorie, i distruttori di carte da regalo e i preservatori delle carte da regalo.

 



Il ricevente dopo aver scartato in base al proprio stile il suo dono, contemplandone il contenuto rimane "tendenzialmente" stupito del regalo, in senso positivo o in senso negativo.

 



Dopodiché la carta ed i vari imballaggi vengono gettati nella spazzatura ed il regalo, se è stato apprezzato troverà la sua giusta collocazione nella sfera personale della persona che lo ha ricevuto, altrimenti potrebbe fare la stessa fine della carta che lo conteneva.

 



Ora c'è da dire che l'essere umano è straordinario, perché è in grado di fare sia una cosa, sia il suo esatto contrario.

Un insegnante di aikido è solo un uomo con un hakama, pertanto non mi lascio stupire dall'hakama che indossa, scarto via l'hakama e valuto l'uomo.
Dovremmo imparare a non mitizzare certe figure, valutare le persone per quello che ci trasmettono, non per quello che provano a vendere.

 



Non  valutate le persone dai paramenti che indossano ma dal cuore che c'è sotto.

Con l'argilla costruiamo un vaso, ma è il vuoto al suo interno quello che veramente ci serve.

lunedì 27 gennaio 2014

Il bonsai e il punto di contatto

“Bonsai è l'arte di creare miniature di alberi, coltivandoli per anni in un piccolo vaso. Con questa particolare tecnica si indirizza la pianta, durante il processo di crescita, ad assumere le forme e dimensioni volute, pur rispettandone completamente l'equilibrio vegetativo e funzionale.”
(da Wikipedia)



Domenica mattina sono stato da un amico nonché allievo di Aikido, il quale coltiva bonsai, tra una chiacchera e l'altra ad un certo punto lui mi fa "vieni dai ti faccio vedere i miei bonsai".

Non potete immaginare lo stupore e la gioia quando mi sono trovato davanti circa 15 bonsai, uno più bello dell'altro, i miei occhi non sapevano su quale soffermarsi di più per poterne ammirare la bellezza.



In quella dimensione estatica lui ha cominciato a spiegare in che modo cura queste piante, e mi spiegava che se vuoi che alcuni rami prendano una determinata strada ed una forma specifica, bisogna "condizionare" il loro percorso, attraverso del filo di metallo, ma bisogna farlo in maniera opportuna, perché se è tutto troppo "morbido" la pianta non ti segue, se è troppo rigido la pianta rischia di spezzarsi.

A tal punto io gli ho detto che noi aikidoka facciamo esattamente la stessa cosa, una volta stabilito un punto di contatto con il nostro avversario, se vogliamo lavorare su quel punto di contatto dobbiamo usare lo stesso criterio, se siamo troppo rigidi, o "spingiamo" troppo verso quel punto di contatto, rischiamo che il nostro avversario non potendo resistere a quella forza vada via, si allontani da noi, spezzando appunto quel legame, mentre se siamo troppo morbidi, il nostro avversario non ci seguirà mai perché non siamo presenti.



Se sappiamo applicare questo principio all'arte dei bonsai, saremo maestro di bonsai, se sappiamo applicare questo principio all’aikido, saremo maestri di aikido, se sappiamo applicare questo principio alla vita di tutti i giorni saremo maestri di vita.

venerdì 24 gennaio 2014

Questione di ingredienti

"Questa settimana impareremo a preparare una crostata alla frutta, di fronte a voi troverete tutti gli ingredienti.  Mettetevi all'opera" disse lo chef alla classe di apprendisti cuochi.
I ragazzi si misero subito all'opera.



Dopo una settimana di crostate alla frutta, lo chef disse "Mi raccomando questa è l'ultima lezione di crostate poi il corso è finito, non deludetemi proprio ora, cominciate subito a cucinare".

Quando il primo ragazzo scoprì il panno che copriva gli ingredienti pensò si trattasse di uno scherzo, ma subito un lieve brusio si alzò nella sala, tutti i ragazzi si guardarono e capirono che a tutti era toccata la stessa sorte, al posto della frutta c'erano peperoni, zucchine e melanzane.




Lo sgomento dei ragazzi si fece sempre più forte attraverso le loro voci e lo chef li zittì intimando "Muovetevi avete poco tempo!!!".

Trascorso il tempo necessario tutti consegnarono la crostata con le verdure, una vera porcheria ed ogni volta che un ragazzo mostrava la sua crostata di verdure lo chef muoveva rassegnato la testa a destra e sinistra.

L'ultimo ragazzo gli presentò delle verdure grigliate dicendo "l'accoppiamento crostata/verdura non credo sia giusto, una crostata senza niente non credo sia proponibile, l'unica cosa che mi sentivo di fare con gli ingredienti che avevo erano delle verdure grigliate" e fu in quel momento che un sorriso si fece strada sul viso dello chef il quale pensò soddisfatto "ben fatto".


La tecnica durante l'allenamento è un strumento non il fine ultimo, non l'obiettivo, attraverso la tecnica e l'allenamento riusciamo ad acquisire tutta una serie di strumenti che ci permettono di poterci esprimere liberamente, non siamo schiavi della tecnica ma padroni delle nostre potenzialità attraverso gli strumenti acquisiti dalla tecnica.

Se il nostro partner si sta allenando con noi sapendo già quello che io sto per fare e proprio per questo si sforza di non farmelo fare, non bisogna insistere, se lui cambia qualcosa la cambio anche io.



"Chi è più pazzo, il pazzo o il pazzo che lo segue?"

venerdì 8 novembre 2013

Questione di consapevolezza

Oggi vi racconterò come si svolge la mia giornata media (e voi direte …ecchissenefrega!!!)

Al mattino mi alzo verso le sette, mi lavo, faccio una veloce colazione, mi vesto e scendo a prendere l’autobus, arrivo in ufficio, prendo un caffè, mi dedico al lavoro, terminata la giornata di lavoro, ritorno a casa, mangio , pratico aikido e vado a dormire.




Ora molti di voi staranno pensando “che tristezza, tutti i giorni le stesse cose, ogni giorno uguale all’altro”.



Bene, proprio lì volevo arrivare.

Non metto in dubbio il fatto che ci sia una certa routine, ma cosa fa diventare veramente un giorno diverso da un altro?
Il fatto che accada qualcosa di nuovo ci fa rendere una giornata diversa da un'altra.

Ma possiamo mai passare la vita in maniera passiva, aspettando che ci capiti davvero qualche evento che ci dia una botta di vita e ci renda una giornata diversa dalle altre? Sarebbe molto triste vivere così, significherebbe non essere padroni della propria vita ed aspettare che capiti qualcosa di insolito.



Io credo che il vero segreto sia la consapevolezza.
Ogni momento della nostra vita, accadono infinite cose, che non sappiamo cogliere perché viviamo in maniera automatica e passiva, come quando al mattino ci laviamo il viso, ci stiamo rendendo veramente conto che ci stiamo lavando il viso o ci buttiamo semplicemente acqua in faccia?


Il segreto è vivere nella piena consapevolezza di sé, essere più presenti in ogni gesto che facciamo, renderci conto che c’è sempre un mondo intorno a noi, solo così ogni gesto sarà unico, perché ogni attimo sarà diverso da un altro.

"Un colpo, una vita".


lunedì 28 ottobre 2013

Piacevole storiella

Sono stato contattato da un amico/allievo il quale mi ha girato la storiella che porto di seguito, consapevole del fatto che io l'avrei apprezzata.

Tutto ciò mi ha dato da pensare, significa che quello che stiamo facendo a lezione funziona, i ragazzi stanno lavorando molto sull'approccio mentale ai problemi, sulla capacità di saper guardare il mondo da prospettive diverse e che forse anche in situazioni apparentemente impossibili, una via d'uscita si può sempre trovare.


E’ una giornata uggiosa in una piccola cittadina, piove e le strade sono deserte.
I tempi sono grami, tutti hanno debiti e vivono spartanamente.
Un giorno arriva un turista tedesco e si ferma in un piccolo alberghetto.
Dice al proprietario che vorrebbe vedere le camere e che forse si ferma per il pernottamento e mette sul bancone della ricezione una banconota da 100 euro come cauzione.
Il proprietario gli consegna alcune chiavi per la visione delle camere.
1. Quando il turista sale le scale, l’albergatore prende la banconota, corre dal suo vicino, il macellaio, e salda i suoi debiti.
2. Il macellaio prende i 100 euro e corre dal contadino per pagare il suo debito.
3. Il contadino prende i 100 euro e corre a pagare la fattura presso la Cooperativa agricola.
4. Qui il responsabile prende i 100 euro e corre alla bettola e paga la fattura delle sue consumazioni.
5. L’oste consegna la banconota ad una prostituta seduta al bancone del bar e salda così il suo debito per le prestazioni ricevute a credito.
6. La prostituta corre con i 100 euro in albergo e salda il conto per l’affitto della camera per lavorare.
7. L’albergatore rimette i 100 euro sul bancone della ricezione.
8. In quel momento il turista scende le scale, riprende i soldi e se ne va dicendo che le camere non gli piacciono e lascia dalla città.
- Nessuno ha prodotto qualcosa
- Nessuno ha guadagnato qualcosa
- Tutti hanno liquidato i propri debiti e guardano al futuro con maggiore ottimismo